La menopausa comporta numerosi cambiamenti ormonali che influenzano anche il microbiota intestinale e vaginale. Alcuni ceppi probiotici potrebbero quindi contribuire a preservare questo equilibrio. Ma quali?
Gli estrogeni influenzano indirettamente la composizione del microbiota vaginale. In particolare, favoriscono l’accumulo di glicogeno nelle cellule dell’epitelio vaginale. Durante il loro ricambio, questo glicogeno viene progressivamente trasformato in zuccheri utilizzabili dai Lactobacillus, batteri lattici che producono acido lattico e contribuiscono al mantenimento di un pH vaginale acido, poco favorevole allo sviluppo di microrganismi opportunisti. Con la menopausa, la diminuzione degli estrogeni riduce la quantità di glicogeno disponibile, il che è associato a una diminuzione dei Lactobacillus e a un progressivo squilibrio della flora vaginale. (1).
La diminuzione delle popolazioni di Lactobacillus, che solitamente dominano il microbiota vaginale nelle donne in età fertile, può quindi comportare:
Il microbiota intestinale partecipa al metabolismo degli estrogeni grazie a un insieme di batteri denominato estroboloma. Questi microrganismi producono, in particolare, enzimi in grado di trasformare gli estrogeni eliminati dal fegato, impattando in tal modo sul loro riassorbimento e sulla loro disponibilità nell’organismo (3).
Sebbene il suo ruolo preciso nell’organismo delle donne in menopausa debba ancora essere chiarito, diversi studi suggeriscono che uno squilibrio dell’estroboloma potrebbe contribuire alle alterazioni ormonali, metaboliche e infiammatorie osservate dopo la menopausa (4).
Più in generale, una minore diversità del microbiota intestinale sarebbe associata a un’alterazione della barriera intestinale e a modifiche della risposta immunitaria, che potrebbero favorire uno stato di infiammazione cronica di bassa intensità (inflammaging) (5).
Queste osservazioni spiegano perché i ricercatori guardano con sempre maggiore interesse ai probiotici come potenziale strumento per accompagnare questo periodo di transizione, sia a livello del microbiota vaginale che di quello intestinale.
Una prima meta-analisi pubblicata nel 2025 ha raccolto i risultati di 39 studi condotti su 3.187 donne in perimenopausa o in menopausa (6). Il suo obiettivo era valutare l’utilità dei probiotici, da soli o in associazione con sostanze estrogeniche come l’estriolo o gli isoflavoni, nella gestione dei principali sintomi della menopausa.
Gli autori riportano effetti positivi su diversi parametri. I probiotici avrebbero in particolare contribuito ad attenuare i sintomi vasomotori, come le vampate di calore, a migliorare alcuni sintomi psicologici, a ridurre la secchezza vaginale e a favorire un migliore equilibrio del microbiota vaginale. Sono stati osservati potenziali benefici anche sulla salute ossea, nonché sull’efficacia e sulla tollerabilità dei trattamenti a base di estriolo o isoflavoni.
D'altra parte, la meta-analisi non ha evidenziato un miglioramento significativo dei sintomi somatici né dei disturbi sessuali.
Risultati tratti da una meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha raccolto 39 studi condotti su 3.187 donne in perimenopausa o in menopausa.
Gli studi sugli effetti dei probiotici sul microbiota intestinale delle donne in menopausa sono ancora agli inizi. Tuttavia, diversi ceppi di Lactobacillus hanno già fornito risultati incoraggianti. Negli animali, il Lactobacillus acidophilus è stato in particolare associato a una migliore conservazione della densità minerale ossea, mentre il Lactobacillus intestinalis YT2 ha contribuito a correggere una disbiosi intestinale dopo l’ovariectomia (7). Questi primi studi confermano il potenziale dei probiotici come approccio di supporto non ormonale, ma per confermare tali benefici è indispensabile condurre studi clinici su scala più ampia.
Come spiegato in precedenza, nelle donne in età fertile il microbiota vaginale è generalmente dominato da diverse specie di Lactobacillus. Producendo acido lattico, questi batteri contribuiscono a mantenere un ambiente acido poco favorevole alla proliferazione di alcuni microrganismi indesiderati.
All’interno di una stessa specie, non tutti i ceppi sono equivalenti. Pertanto, non tutti i ceppi di Lactobacillus presentano le stesse proprietà. Tra quelle meglio documentate nel campo della salute femminile figurano in particolare il Lactobacillus rhamnosus, che colonizza naturalmente la flora intestinale e vaginale, il Lactobacillus reuteri, spesso associato al L. rhamnosus negli studi dedicati all’equilibrio del microbiota vaginale e alla salute urogenitale, o ancora il Lactobacillus acidophilus (8).
Una prima strategia efficace consiste quindi, ad esempio, nell’associare i probiotici Lactobacillus Rhamnosus GG e Lactobacillus Reuteri.
Ancora più completa, la formula Vaginal Health associa cinque microrganismi — L. rhamnosus ATCC 53103, B. lactis, L. salivarius, L. acidophilus e L. casei — oltre a fruttoligosaccaridi che fungono da substrato.
Per quanto riguarda l’intestino, le ricerche sono ancora in fase preliminare e si concentrano su diversi obiettivi: diversità microbica, integrità della barriera intestinale, infiammazione, metabolismo e attività dell’estroboloma.
In questa prospettiva, le formule multiceppo che associano Lactobacillus, Lactococcus e Bifidobacterium presentano il vantaggio di apportare un’ampia diversità di microrganismi e di sostenere l’ecosistema intestinale nella sua totalità (9).
Full Spectrum Probiotic combina quindi 20 microrganismi, tra cui B. breve, B. bifidum, L. rhamnosus, L. plantarum, L. paracasei, L. casei e L. acidophilus.
I probiotici costituiscono solo una parte di un approccio più ampio. Anche l’alimentazione, l’attività fisica e, a seconda delle esigenze individuali, alcuni integratori mirati possono aiutare a ritrovare il benessere durante questo periodo di transizione.
Le fibre fermentabili presenti in abbondanza in verdure, frutta, legumi, cereali integrali, noci e semi nutrono alcuni batteri intestinali. La loro fermentazione porta, in particolare, alla produzione di acidi grassi a catena corta, metaboliti coinvolti nel mantenimento della barriera intestinale e nelle interazioni tra microbiota e sistema immunitario. Diversi studi hanno inoltre evidenziato il ruolo protettivo di una dieta ricca di fibre nell’insorgenza della sindrome metabolica e dei sintomi depressivi nelle donne in postmenopausa (10-11).
L’esercizio fisico aiuta a preservare la massa muscolare e la densità ossea, due parametri particolarmente importanti dopo la menopausa. Contribuisce inoltre al controllo del peso, alla salute cardiovascolare, alla qualità del sonno e al benessere psicologico. L’ideale è alternare attività di resistenza — camminata veloce, bicicletta o nuoto — e di potenziamento muscolare, privilegiando la costanza rispetto all’intensità (12).
Lo shatavari (Asparagus racemosus) è una pianta associata al benessere femminile, fondamentale della tradizione ayurvedica. In India, infatti, viene regolarmente utilizzata dalle donne in menopausa (13). Le sue radici contengono saponine steroidee chiamate shatavarine. Uno studio clinico condotto su 70 pazienti di età compresa tra i 40 e i 65 anni, che hanno assunto per 8 settimane l’estratto Aspurus®, standardizzato al 5% di shatavarine, ha riportato un miglioramento di diversi sintomi (vampate di calore, sudorazione notturna, stanchezza...) che possono compromettere la qualità della vita.
Un estratto alla base dell’integratore Super Shatavari.
Per un approccio più olistico e non ormonale, è possibile ricorrere ad alcune piante e micronutrienti. Come l’actaea racemosa, che contribuisce a rendere la menopausa più serena e confortevole, il finocchio, oggetto di studi specifici sui sintomi vasomotori e sull’aspetto psicologico, o ancora il magnesio, che garantisce il normale funzionamento del sistema nervoso e una normale funzione psicologica (14-16).
Tutti questi ingredienti sono riuniti in Menopause Support, una formula completa priva di ormoni sintetici e isoflavoni di soia, che contiene anche vitamine D3 e B6.
La menopausa è accompagnata anche da un calo significativo della produzione di progesterone, un ormone steroideo secreto naturalmente dalle ovaie durante la vita riproduttiva (17). Il calo della sua produzione potrebbe accentuare alcuni disturbi osservati durante la menopausa. Si può quindi prendere in considerazione un apporto esterno di progesterone, sempre sotto controllo medico e previa valutazione dei benefici e delle controindicazioni.
La crema Natural Progesterone Cream contiene progesterone naturale, estratto dall’igname selvatico, in una formulazione dal potere di penetrazione potenziato.
La stessa forma di progesterone naturale è disponibile anche in Natural Progesterone Spray, un pratico formato spray anch’esso studiato per l’applicazione cutanea.
Bibliografia
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