E se la nostra longevità dipendesse dalla composizione del microbiota? Secondo diversi studi scientifici, esiste un legame tra diversità della flora intestinale e invecchiamento.
Per microbiota intestinale si intende l'insieme di microrganismi (batteri, virus, lieviti, ecc.) che vivono insieme nel nostro tratto digestivo. Questo ecosistema di circa 100.000 miliardi di ospiti - che ha un peso compreso tra 1 e 2 kg! - partecipa a numerose funzioni biologiche, alcune delle quali sono coinvolte nei meccanismi di invecchiamento (1):
facilita l'assimilazione dei nutrienti e contribuisce alla scomposizione di alcuni composti non digeribili (come le fibre);
partecipa alla sintesi di alcune vitamine (B, K) e aminoacidi (isoleucina, leucina, valina);
produce acidi grassi a catena corta (come il butirrato) con presunti effetti protettivi;
modula il sistema immunitario e regola l'infiammazione sistemica.
Negli ultimi anni, nella comunità scientifica è emerso un concetto cruciale: la diversità batterica. Ci sono tutte le ragioni per ritenere che una flora intestinale contenente una più ampia varietà di microrganismi offra una maggiore resilienza alle infezioni, allo stress ossidativo e alle malattie metaboliche (2). Diversi studi hanno dimostrato che i centenari hanno un microbiota più vario, con una maggiore abbondanza di specie normalmente sub-dominanti, che consente loro di produrre i metaboliti antinfiammatori associati a un invecchiamento sano (3-6).
Le cosiddette "zone blu", che comprendono Okinawa in Giappone, la Sardegna in Italia, la penisola di Nicoya in Costa Rica, l'isola di Ikaria in Grecia e la municipalità di Loma Linda in California, ospitano popolazioni con una percentuale eccezionale di centenari. Dopo aver studiato a lungo la loro dieta, il loro stile di vita e le loro interazioni sociali, i ricercatori stanno ora esaminando da vicino la composizione del loro microbiota intestinale, nella speranza di trovare nuovi indizi sulle ragioni della loro notevole longevità.
Uno studio pubblicato nel 2020 ha analizzato il microbiota di donne anziane che avevano vissuto per i primi 3 anni della loro vita nel villaggio di Ogimi a Okinawa (7). I risultati hanno mostrato che queste donne avevano un tasso di colonizzazione intestinale più elevato di Akkermansia muciniphila rispetto a quelle che si erano trasferite nella regione in un secondo momento. Studi precedenti avevano dimostrato che questo batterio ha il potenziale per migliorare la resistenza all'insulina e prevenire l'obesità indotta da una dieta ad alto contenuto di grassi nei topi (8).
Nella formula del nostro probiotico di ultima generazione il posto d'onore è occupato dal ceppo Akkermansia Municiphila.
Anche i ricercatori giapponesi hanno notato una chiara abbondanza di Faecalibacterium prausnitzii, un batterio del ramo Firmicutes che produce acidi grassi a catena corta antinfiammatori ed è considerato un biomarcatore di un intestino sano, nel 90% degli adulti e degli anziani tailandesi analizzati (9). Anche la Christensenella minuta, più massicciamente rappresentata nel tratto dei soggetti magri, si ritiene sia associata a un metabolismo energetico più efficiente (10). Infine, si ritiene che altri ceppi, come Bifidobacterium adolescentis e Methanobrevibacter smithii, svolgano un ruolo metabolicamente attivo nell'intestino dei supercentenari (11).
Anche se nessun ceppo, da solo, sembra possedere il segreto della longevità, la letteratura scientifica suggerisce che la pluralità e diversità delle specie presenti nel microbiota siano correlate a un invecchiamento in migliore salute.
Se la genetica e l'ambiente circostante determinano in parte la composizione del nostro microbiota, allora possiamo fortunatamente intervenire, adottando semplici misure alimentari per sostenere la diversità di questo ecosistema intestinale e darci i mezzi per invecchiare in migliore salute:
variare il più possibile l'alimentazione per coltivare un microbiota ricco, con diversi tipi di microrganismi (12);
consumare regolarmente alimenti ricchi di probiotici, batteri "amici" che aiutano a sostenere l'equilibrio del microbiota intestinale: yogurt, kefir, kombucha, crauti, kimchi, prodotti di soia fermentati (shoyu, tempeh, natto, ecc.) (13);
aumentare l'apporto di fibre, che hanno un effetto prebiotico: agiscono come substrato per i batteri intestinali buoni per garantirne la crescita e lo sviluppo. Frutta e verdura, cereali integrali e legumi sono fonti eccellenti (14);
ridurre gli zuccheri raffinati, i dolcificanti e gli additivi, che alterano l'equilibrio del microbiota e favoriscono la proliferazione di batteri opportunisti (15).
Sempre nell'ottica di promuovere la diversità microbica, sembrerebbe più che opportuno optare per un integratore probiotico multiceppo per beneficiare di un più ampio spettro di microrganismi utili, appartenenti alle famiglie Lactobacillus, Bifidobacterium e Lactococcus, tra le altre (16).
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