Invecchiare bene non dipende solo dai nostri geni. Attualmente la ricerca sta esplorando il ruolo del microbiota intestinale come potenziale fattore del processo di invecchiamento. Due studi recenti hanno gettato nuova luce su questo legame, che è ancora in fase di studio.
Con la definizione di "microbiota intestinale" ci si riferisce a tutti i microrganismi che vivono nel nostro tratto digestivo.
Il microbiota si evolve fin dalla nascita e cambia nel corso degli anni per l'influsso di molti fattori, tra cui l'alimentazione, lo stile di vita e l'ambiente.
Negli adolescenti e nei giovani adulti, spesso raggiunge un alto livello di diversità microbica. Con l'età, la sua composizione può diventare meno stabile e variegata, con alcune specie che diminuiscono mentre altre aumentano (1).
I ricercatori stanno studiando questo complesso ecosistema da diversi punti di vista. In particolare ne stanno analizzando
In alcuni studi, un microbiota meno diversificato è stato associato a un'infiammazione cronica di basso grado, talvolta chiamata "inflammaging" (2).
Questa infiammazione di basso grado è a sua volta associata al declino progressivo di alcune funzioni (3), che si riscontra con l'avanzare dell'età:
La dieta, l'attività fisica e, più in generale, lo stile di vita influenzano la composizione e il funzionamento del microbiota intestinale.
Nella misura in cui siamo in grado di agire su questi parametri su base quotidiana, siamo in grado potenzialmente di agire indirettamente su questo ecosistema.
Una revisione narrativa riassume diversi studi che collegano microbiota e invecchiamento
Questa revisione (4) riassume diversi studi sperimentali che suggeriscono che le alterazioni del microbiota potrebbero essere associate all'infiammazione cronica di basso grado, spesso definita "inflammaging".
Viene inoltre discusso il ruolo della barriera intestinale: un aumento della permeabilità potrebbe favorire il passaggio di alcuni composti batterici nel flusso sanguigno, contribuendo potenzialmente all'infiammazione sistemica.
Si parla anche dell'asse intestino-muscoli, con studi che suggeriscono che alcuni metaboliti prodotti dal microbiota potrebbero essere associati a variazioni della massa e della funzione muscolare.
L'asse intestino-cervello è stato oggetto di particolare studio negli ultimi anni ed è ancora in fase di indagine, in particolare per quel che riguarda le interazioni tra il microbiota, il sistema immunitario e i neurotrasmettitori.
Infine, la produzione di acidi grassi a catena corta, in particolare il butirrato, viene presentata come un meccanismo centrale: aiutando a mantenere l'integrità della barriera intestinale, questi metaboliti potrebbero contribuire alla modulazione immunitaria.
In conclusione, la revisione cita i probiotici, i prebiotici e i postbiotici come potenziali vie di intervento nutrizionale, pur ribadendo la necessità di ulteriori studi clinici.
Uno studio osservazionale in adulti di età superiore ai 60 anni
In questo studio (5), i ricercatori hanno confrontato un gruppo di anziani con un gruppo di persone molto anziane (di età pari o superiore a 90 anni).
Nelle persone più anziane è stato individuato e descritto un microbiota arricchito di generi batterici come Akkermansia e Bifidobacterium, i quali potrebbero quindi essere più tipici del microbiota delle persone che raggiungono un'età (molto) avanzata.
Lo studio riporta anche associazioni tra alcuni batteri e parametri di funzionalità fisica, in particolare la forza di presa.
Vengono inoltre esplorate correlazioni con fattori quali l'ansia e alcune abitudini alimentari, come il consumo di latte, che potrebbero influenzare la composizione del microbiota.
Gli autori sottolineano, tuttavia, che si tratta principalmente di associazioni osservazionali e che una correlazione non è sufficiente a dimostrare un legame causale.
In definitiva, la revisione e lo studio sostengono l'idea che alcuni profili microbici potrebbero essere associati a una migliore vitalità nelle persone molto anziane, senza che sia dimostrato che ne siano la causa diretta.
Sono state avanzate diverse ipotesi plausibili in merito ai meccanismi biologici in grado di spiegare le associazioni osservate tra microbiota e invecchiamento.
Gli acidi grassi a catena corta, come il butirrato, potrebbero essere associati all'equilibrio infiammatorio, fungendo da fonte di energia per le cellule del colon e contribuendo a mantenere l'integrità della barriera intestinale.
Infatti, è probabile che una barriera intestinale più funzionale limiti il passaggio di alcuni composti pro-infiammatori nel flusso sanguigno, il che potrebbe contribuire a modulare l'infiammazione cronica di basso grado osservata con l'età.
Sono stati suggeriti anche collegamenti tra il microbiota e la funzione muscolare. In alcuni modelli sperimentali, i metaboliti batterici potrebbero influenzare i meccanismi coinvolti nella sintesi proteica e nel mantenimento della massa muscolare.
Infine, lo studio dell'asse intestino-cervello evidenzia interazioni complesse tra microbiota, sistema nervoso e sistema immunitario, che potrebbero essere associate ad alcuni aspetti neuropsicologici osservati durante l'invecchiamento.
Tuttavia, questi dati si basano principalmente su modelli sperimentali o studi osservazionali e non dimostrano che un particolare microbiota aumenti la durata della vita.
Più di ogni altra cosa, queste ricerche rinforzano l'idea che il microbiota costituisca un importante settore di ricerca sulla salute della popolazione che invecchia, in particolare nei suoi aspetti più legati all'alimentazione e allo stile di vita.
I pilastri principali di un microbiota diversificato e stabile si basano soprattutto su uno stile di vita sano:
La fibra alimentare svolge un ruolo centrale, in quanto funge da substrato per i batteri intestinali che producono acidi grassi a catena corta, studiati per la loro interazione con l'equilibrio metabolico e infiammatorio.
In questo quadro generale, alcuni integratori alimentari possono entrare a far parte di un approccio nutrizionale coerente, senza sostituirsi a uno stile di vita sano.
Le formule a base di probiotici sono studiate per la loro interazione con l'ecosistema intestinale e per il loro potenziale ruolo nel riequilibrarlo, in determinati contesti.
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È possibile anche optare per integratori alimentari specificamente formulati per sostenere l'invecchiamento.
La ricerca si sta concentrando in particolare sul NAD+, un cofattore centrale del metabolismo energetico cellulare, che viene studiato per il suo ruolo in alcune vie biologiche associate all'invecchiamento.
Alcuni integratori forniscono precursori che aiutano l'organismo a sintetizzare il NAD+.
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Più in generale, la ricerca sulla biologia dell'invecchiamento descrive diversi meccanismi che compaiono nel corso degli anni, spesso raggruppati sotto il termine "segni distintivi dell'invecchiamento":
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