E se un declino graduale dell'udito potesse accelerare silenziosamente il declino cognitivo? Recenti studi rivelano un legame inaspettato tra l'orecchio e il cervello... e aprono la strada a nuove strategie di prevenzione.
La perdita dell'udito non compare da un giorno all'altro. È un fenomeno lento e progressivo, influenzato da fattori ambientali, genetici e medici.
Alcuni sono noti, come la genetica, che può predisporre alla disfunzione delle cellule ciliate della coclea, mentre altri sono legati all'ambiente, allo stile di vita o a eventi patologici.
I fattori che possono spiegare la perdita progressiva dell'udito sono:
Ma uno dei fattori più significativi dei problemi uditivi rimane l'invecchiamento naturale, noto come presbiacusia.
Infatti, con il passare del tempo:
Di conseguenza, i suoni acuti sono i primi a scomparire e le conversazioni diventano più difficili da seguire, soprattutto in ambienti rumorosi dove il cervello deve filtrare molte informazioni contemporaneamente.
Infine, è importante ricordare che la perdita dell'udito con l'età non è solo un disagio sensoriale: è anche un fattore importante di isolamento sociale.
Difficoltà a seguire una conversazione, maggiore fatica cognitiva nel "decodificare" il discorso, minore partecipazione nelle interazioni... Molte persone colpite si chiudono in se stesse, limitando le uscite quotidiane ed evitando le discussioni di gruppo.
Oggi sappiamo che questo isolamento può diventare un fattore di rischio per il declino cognitivo, in quanto priva il cervello di stimoli sociali, uditivi ed emotivi essenziali (1).
Per diversi anni, i ricercatori hanno esaminato da vicino il legame tra la perdita dell'udito e il rischio di declino cognitivo o demenza.
Tra le ricerche più recenti vi è uno studio polacco pubblicato nel 2024, che ha esaminato in modo specifico l'ipoacusia legata all'età e il suo impatto sulle prestazioni cerebrali (2).
Lo studio, che ha coinvolto 891 partecipanti di età compresa tra 39 e 81 anni, ha confrontato le prestazioni cognitive di due gruppi:
I ricercatori hanno utilizzato diversi test per valutare la memoria, l'attenzione, la velocità di elaborazione, la funzione esecutiva e il linguaggio.
I risultati sono stati chiari: i soggetti affetti da ipoacusia senile hanno ottenuto punteggi inferiori nei test cognitivi, in particolare nelle aree della velocità di elaborazione e della funzione esecutiva.
Secondo i ricercatori, diversi meccanismi potrebbero spiegare questo fenomeno:
Ma la buona notizia è che anche quando la perdita dell'udito è legata all'età, non è inevitabile!
Intervenire tempestivamente su alcuni fattori (abitudini di vita, screening, supporto nutrizionale) può aiutare a preservare sia l'udito che le funzioni cognitive...
Esistono diverse leve e strategie pratiche che possono aiutare a preservare l'udito e, potenzialmente, a proteggere le capacità cognitive.
La protezione dell'udito non inizia a 60 anni, ma adesso!
Una volta distrutte, le cellule ciliate non possono rigenerarsi, rendendo i danni all'udito irreversibili.
Per proteggere le orecchie dal rumore, è possibile:
La diagnosi precoce della perdita uditiva consente di adattare rapidamente il trattamento e di evitare che il deficit sensoriale prenda piede.
Per questo motivo è consigliabile rivolgersi a un otorinolaringoiatra fin dall'età di 50 anni o ai primi segnali di perdita dell'udito (aumento del volume della TV, difficoltà a seguire una discussione rumorosa, impressione che le persone "borbottino", ecc.).
L'applicazione di un apparecchio acustico, quando necessario, è uno dei modi più efficaci per limitare l'impatto dell'ipoacusia sulla funzione cerebrale e preservare la stimolazione neuronale (3-4).
Il sistema uditivo è estremamente dipendente dalla circolazione sanguigna e dall'ossigenazione dei tessuti.
Diversi fattori possono quindi influenzare la qualità dell'udito:
Adottare uno stile di vita sano, mantenere un peso stabile, fare regolare esercizio fisico e seguire i consigli del medico contribuiscono a ridurre questi rischi e quindi a preservare la salute delle orecchie!
Alcuni nutrienti svolgono un ruolo essenziale nella microcircolazione, nella protezione delle cellule e nella funzione nervosa, tre fattori chiave per preservare l'udito e, indirettamente, per sostenere le funzioni cognitive.
Il ginkgo biloba, ad esempio, è tradizionalmente utilizzato per favorire la circolazione periferica e i suoi effetti sul cervello sono stati oggetto di numerosi studi. Si ritiene che contribuisca a ossigenare i tessuti sensibili, in particolare quelli degli occhi e delle orecchie.
Lo zinco contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario, alla normale funzione cognitiva e alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, un meccanismo coinvolto nell'invecchiamento delle cellule uditive.
La vitamina B3 (niacinamide) e il magnesio contribuiscono entrambi al regolare metabolismo energetico e al normale funzionamento del sistema nervoso, entrambi essenziali per la trasmissione dei segnali uditivi.
La quercetina, flavonoide naturale con proprietà antiossidanti, è invece in fase di studio per il suo potenziale ruolo protettivo contro lo stress ossidativo, che può influire sulle cellule dell'udito.
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Altre sostanze studiate per il loro potenziale impatto sull'udito e sull'invecchiamento cellulare sono:
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Diverse piante e sostanze nutritive sono state studiate anche per il loro sostegno generale alle funzioni cerebrali:
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